Ebbene, sabato sera sono andato a vedere il concerto di EELST all’Auditorium (parco della musica, gli scarafaggi insomma) di Roma.
Basterebbe questo per chiudere, ma probabilmente va anche detto che era in assoluto la prima volta per me ad un concerto degli Elii.
Ecco, davvero, mi fermerei qui, perché sono praticamente certo di non riuscire a trovare il modo più corretto per raccontare il livello qualitativo di quanto ho ascoltato sabato sera.
Partiamo col dire che non sono propriamente un fan di Elio. Non che non lo apprezzi, anzi, lo apprezzo moltissimo e apprezzo tutti loro moltissimo. Ma non sono una Fava, non sono uno di quelli che conosce tutti i pezzi a memoria, che li segue dal principio, che non ha mancato un disco. Ho, nella mia libreria di iTunes, una certa quantità di brani di Elio, quelli che preferisco tra quelli che conosco. Si tratta di 53 brani, alcuni di questi presi dal cd del cuggino (nello specifico Eat the Phikis, 3 brani), altri comprati su iTunes.
Il punto è che a parte il piacere e il divertimento nell’ascoltare la maggior parte di questi, ho sempre apprezzato in massima parte la qualità compositiva ed esecutiva delle loro canzoni. Ma questa non è in discussione: tutti sanno che gli Elii sono musicisti eccezionali, e non c’è nulla di più scontato nel ripeterlo. Prosegui la lettura…
Leon Musica
Vabbè, siamo chiari.
A me l’iPad piace. Ma non è semplicemente questo il motivo per cui ne aspetto l’uscita con trepidante attesa. Il motivo è che, se tutto sarà confermato da una prova in App Store anche di una mezzora, è un device che mi permetterà di mantenere la mia stessa produttività con un peso minore della metà degli strumenti che ad oggi mi porto in giro. Prosegui la lettura…
Leon Tech Apple, iPad, iPhone, Macbook, MacOs X, netbook, Windows
I
niziamo col dire che tutto ciò che c’era da dire l’ha già detto Sasaki
La massa di CEO-per-una-notte che dall’alto della quantità delle indagini di mercato, ricerche, prototipi, lavoro progettuale, sviluppo, lavoro preparatorio, ha le idee superchiare su quello che doveva fare l’iPad, come lo doveva fare e sulle funzioni superessenziali mancanti, francamente non mi interessa (se non per farmi girare le palle un po’ così a piacere quando non ho nulla da fare).
Mi concentrerei un momento, invece, su un tema che ho sentito in giro anche da persone, direi quasi colleghi, che si occupano di marketing, di prodotti nell’ambito digitale, e che, forse cercando di mostrarsi particolarmente smart e “io no, stavolta non ci casco”, purtroppo si dimostrano non più attenti nelle loro piatte e inutili analisi di un commentatore da bar o di repubblica.it.
Parlo di coloro i quali da ieri sera alle 19.05 (ossia ancora prima dell’annuncio dell’iPad) dichiarano: “se accappì avesse fatto questo stesso prodotto diremmo che fa pena”, e che con questa frase dimostrano o di non essere granché come insegnanti dei vari master a cui partecipano, o per lo meno, ora che Apple è definitivamente un fenomeno di massa, di non voler parlare pubblicamente del vero valore che oggi ha un prodotto come iPad, il valore invisibile. Prosegui la lettura…
Leon Tech Apple, iPad, Sony
A cinque giorni dall’evento Apple del 27 gennaio in rete “impazzano” (erano mesi che cercavo il modo di scrivere ’sto verbo, finalmente è arrivato e posso riprendere a postare) le previsioni, i rumor rispetto al possibile annuncio del Tablet Apple, sul quale c’è evidentemente stata la più grossa fuga di notizie che Apple ricordi da quando è nata, o giù di lì.
È assolutamente, infatti, nei binari della tradizione Apple il mantenere la massima riservatezza rispetto ai piani e alle uscite future, per poi stupire il pubblico con i propri prodotti. Jobs stesso ha espresso chiaramente durante un recente keynote il fastidio per una fuga di notizie dovuta all’uscita di un accessorio (mi pare per un iPod nano) prima dell’uscita del prodotto stesso. Non so se quella azienda possa esporre ancora il marchio ufficiale “made for iPod” sui suoi prodotti. Prosegui la lettura…
Leon Tech, dalla rete, ragionamenti Apple, iPad, iSlate, iTablet, Keynote, Mantellini, tablet
Ho una passione divertita per i film ambientati nel ‘68. Ne ho visti alcuni, direi parecchi, e sempre con gusto e con un’attenzione agli intenti del racconto differente rispetto al gusto della visione cinematografica classica. Non mi godo tanto il film, quanto cerco di comprendere cosa l’autore intende dirmi: una cosa che, nonostante sia stato un mio vizio anni fa, complice il mio mestiere, non faccio – quasi – più. Il punto è che la cosa che più mi diverte nel cercare di comprendere e di conoscere il più possibile quegli anni, e mi diverte intellettualmente in modo anche un poco noioso se visto dall’esterno, nello studiare i passaggi storici, è soprattutto il fatto che io – tutti noi – so come è andata a finire. Questo film di Placido mi offre uno spunto per un piccolo e sicuramente non originale delirio che non potevo fare a meno di annotare.
Ci deve essere stato inevitabilmente un errore grossolano nell’epoca della contestazione se oggi ci ritroviamo di fronte ad una società che sembra pre-sessantottina, che non ha recepito di quell’esperienza a quanto pare proprio nulla, se non si è fatto quel salto di qualità necessario per costruire un tessuto sociale maturo e consapevole delle proprie possibilità, dei propri diritti, dei propri limiti. Prosegui la lettura…
Leon ragionamenti 1968, il grande sogno, michele placido
Diciamo che mi sembrava piuttosto improbabile che la Apple avesse annunciato lo sbarco dei pezzi dei Beatles su iTunes Store con un evento il cui nome è il titolo di un pezzo dei Rolling Stones.
Detto ciò, domani vediamo.
Leon Senza categoria

Repubblica.it stasera, famo che è una svista, va.
Leon dalla rete repubblica.it
Per quale motivo l’universo internettiano sia così ostinatamente attaccato al flame non riesco a capirlo.
Ho avuto modo di bazzicare per anni (che sarà stato, il 1996-7) su Usenet, su svariati gruppi: it.arti.cinema, it.media.video.produzione, poi it.computer.macintosh, e ancora altri. Con un paio di nickname diversi, non nel senso del morphing ma proprio per un cambio di approccio e di interessi (quando scrivevo su IACine avevo altri interessi da quando ho iniziato a scrivere su ICM, cosa che è successa svariato tempo dopo).
Mi sono allontanato da Usenet quindi un paio di volte. La prima perché risultava troppo rissosa per chi avesse almeno qualcosa da fare per riempire le proprie giornate. La seconda per lo stesso identico motivo: se devo dare retta al flame di turno non ce la faccio di sicuro a lavorare. Ultimamente frequento Usenet a sprazzi. Comunque su Usenet stessa ho avuto modo di apprezzare, vivere direttamente, scontri più o meno pesanti. L’ultimo grosso scontro ha rotto svariate amicizie, anche IRL, e mi ha colpito personalmente anche con relative conseguenze professionali, o almeno ci ha provato sebbene non riuscendoci. Ho avuto modo una volta di più di stupirmi della facile rissosità di alcuni personaggi davanti ad un monitor, e alcuni di questi ancora oggi a svariati anni di distanza, dopo aver fondato spazi di proprietà dove possono saggiamente selezionare chi non la pensa esattamente come loro, vomitano insulti verso la mia persona, o almeno quando possibile verso il mio nickname. Ammetto di aver più volte ragionato sulla necessità di avvisare la Procura della Repubblica in merito (soprattutto dopo i tentativi di crearmi problemi professionali), ma non l’ho mai fatto effettivamente, visto che ho ben altri modi per perdere tempo.
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Leon ragionamenti Facebook, FriendFeed, Risse sulla rete, Usenet
Vorrei scambiare due parole con quelli di Adsense, visto che nel box pubblicitario qui a destra è comparsa una campagna che, ad un ateo come me, fa un po’ sorridere.
Boh.
Leon dalla rete adv