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Ipad

Primo post dall’ipad direttamente dal backend di wordpress. L’aggeggio è splendido, esattamente come mi aspettavo. E per il momento, contrariamente a quanto mi avevano fatto temere, ci si scrive più che comodamente.

TransBeatles

Volevo commentare lì, ma ci dev’essere qualche problema, perché mi fa loggare ma se clicco su “Entra” sui commenti mi riapre la pagina senza successo (vabbè su questo non posso dir nulla, la colonna di destra qua è piombata da sola in fondo a tutto).
Vabbè, lo scrivo qua, Tara Browne è diventato donna.

(suvvia, si scherza, è che la storia di A day in the life e del giovane pensavo fosse ampiamente nota).

Ardui confronti

È uno di quei film che alla fine dei conti è un po’ sfortunato. È tratto da un libro molto bello, e nonostante questo non è deludente. Meno amaro, più americano e meno inglese, troppo meno inglese, con delle sensibili variazioni della colonna sonora (nel film si perde lo spettacolare brano di Solomon Burke linkato sotto, e tutto quello che significa quel brano nel libro), molto più mieloso. Però è carino, una commedia romantica a cui si rimane affezionati, anche e forse soprattutto perché ci ricorda il libro. Ho amato molto Alta Fedeltà (il libro), e il film è stata una piacevole visione quando mi è capitata. Ha delle scene ottime, e poi Jack Black. Stamattina mi sono svegliato con questa scena in mente.

Dinamiche di produzione e di PMI

Diciamo pure una cosa: noi imprenditori una cosa come questa dovremmo fare di tutto per ottenerla.
E diciamone un’altra: noi giovani imprenditori, e magari piccoli imprenditori, dovremmo prendere e partire per quella fabbrica lì e andare a studiare come funziona, e come possiamo replicare lo stesso modello nelle nostre aziende.
Il punto è che migliorare la qualità della vita e del lavoro delle persone che lavorano con noi e per noi è un obiettivo importante all’interno di un’azienda.
Inoltre un’impresa che è capace di organizzare la produzione in questo modo così flessibile e al contempo così esatto, ha sicuramente affrontato una razionalizzazione del ciclo produttivo che ha certamente portato ad una riduzione dei costi di produzione. Per cui la differenza la vedi anche nel portafoglio.
La questione relativa all’orario di lavoro – e parlo più che altro per le piccole e medie imprese – è decisamente annosa. Nelle imprese in cui l’imprenditore è a stretto contatto con il dipendente, infatti, la tendenza è quella di portare lo stesso impegno per l’azienda “del capo” anche ai dipendenti, poiché vi è aderenza e spesso anche tale complicità che si confondono i ruoli. Leggi il resto di questo articolo »

Quadrare l’uovo

Domani sera si terrà la preview del nuovo iPhone OS, v. 4. È da quando l’ho saputo l’altro giorno che sto cercando di mettere insieme qualche idea su quanto sarà aggiunto come nuove funzionalità nel prossimo sistema operativo di iPhone che vada bene per gli apparecchi già in commercio (2g, 3g, 3gs) a prescindere dalle prestazioni del nuovo. Eccoci dunque al consueto appuntamento con il potesi ipotesi, o meglio, il regno della fuffa.
Partiamo col dire che i rumors (che come al solito non vanno solo letti, ma anche confrontati con la realtà di un’azienda come Apple, che certe cose non le farà mai) parlano principalmente di due cose: debutto della nuova piattaforma Apple per il mobile advertising e multitasking.
La prima è un’innovazione del tutto tecnica, se la leggiamo così com’è. Con Apple ogni tanto le cose sono “così come sono” ogni tanto no e non è il caso di spingerci a ragionare su modelli di pubblicità in mobilità innovativi, si rischia di prendere un granchio colossale. Il punto è che rischia di essere qualcosa di molto developer-oriented e di scarso appeal per il pubblico.
Gli indizi ci sono tutti: l’acquisizione da parte di Apple di Quattro Wireless è il maggiore di questi. Come il fatto che è probabile che Apple non lasci ad Admob il monopolio sulla pubblicità sulle apps distribuite tramite App Store.
Gli scenari possibili sono innumerevoli, come i più semplici. Siamo tutti molto curiosi di sapere cosa succederà.
Per quanto riguarda il multitasking personalmente non sono così sicuro. Apple ha messo in piedi un sistema abbastanza laborioso per aggirare la questione del multitasking su una piattaforma come l’iPhone. Tutto il sistema delle push notification, infatti, è un pesante workaround al concetto di multitasking, e va bene solo per alcune applicazioni, come quelle di IM. Che poi effettivamente sono quelle poche apps che vorreste che girassero in background su un dispositivo mobile come l’iPhone. Parlo per le persone normali, ovviamente.
Il motivo per cui Apple ha inventato questo sistema è sostanzialmente: il multitasking abbatte le capacità energetiche dell’iPhone, e presumibilmente (aggiungo io) ne compromette anche un minimo la stabilità. Un sistema come quello dell’iPhone, ossia blindato, garantisce – nonostante coloro i quali continuano a levare scudi contro il walled garden di Apple, dell’iPhone e dell’App Store – una cosa innanzitutto: semplicemente, funziona. Non è una cosa da poco per un telefono che non è un computer, ma che fa più o meno le stesse cose per la maggior parte delle persone.
Le risorse sono limitate, e ovviamente è necessario risparmiare su qualunque task.
Per quale motivo Apple dovrebbe ritornare sui suoi passi? La cosa potrebbe essere comprensibile nel caso di un nuovo dispositivo: nuove capacità energetiche, nuovi processori meno esosi, snellimento del codice, roba di questo tipo potrebbe permettere multitasking. Tutte o quasi tutte cose che non si ottengono con un aggiornamento software.
D’altra parte: scambierei peggiori prestazioni energetiche ed eventualmente un dispositivo più “gommoso”, meno rapido nella risposta per avere applicazioni in background? No, onestamente no.
Quello che potrebbe cambiare, però, è il modo di gestire alcune applicazioni, aperture di alcune librerie agli sviluppatori che possano permettere alle loro applicazioni – per esempio – di gestire task che attualmente interrompono il flusso di lavoro precedente.
Poniamo il caso del navigatore satellitare: quando vado in giro in auto con il navigatore funzionante se mi arriva una chiamata l’app del navigatore viene chiusa e viene data priorità alla chiamata. Posso rilanciarla, e quindi continuare a guidare e nel frattempo stare al telefono. Ma non sarebbe meglio potessi rispondere direttamente da dentro il navigatore, o anche fare chiamate direttamente da lì?
Non so cosa questo possa comportare sotto il profilo della sicurezza dell’apparecchio e del software, per cui non sono assolutamente in grado di dire se tale previsione sia fattibile. Di una cosa sono certo: difficilmente Apple permetterà una cosa del genere senza la certezza assoluta che la sicurezza dell’intera esperienza (iPhone + iPhone OS) sia preservata.
E allora? Cosa aspettarsi da domani sera?
Dico i famosi two cents, pur sapendo che non vi è alcun rumor in giro rispetto a questo, e quindi non mi lancio in alcuna previsione.
Per una volta anche io mi lascio andare semplicemente ad un “mi piacerebbe che” (un po’ come quelli che volevano che il logo della mela diventasse il flash della fotocamera dell’iPhone 3GS).
(si, si è detto anche questo).

Personalmente mi piacerebbe che Apple presentasse la possibilità di iPhone di interfacciarsi in modo molto stretto con un’applicazione su Mac (o PC). Non una semplice suite, ma proprio una vera e propria postazione telefonica aperta dentro il mio cacchio di computer.
Mi piacerebbe arrivare in ufficio (o a casa), poggiare il telefono sul dock e avere quindi un’app aperta dalla quale sia immediato digitare sms, fare e ricevere chiamate, insomma continuare a lavorare senza dovermi distogliere dal Mac per ogni attività che coinvolga l’iPhone.
Ma si, lo so, non è cosa che riguarda tanto l’iPhone per cui non succederà.
Stiamo a vedere.

Modelli brutti e pure storti

Una novità degli ultimi giorni è questo cambio di modello dei due grandi gruppi editoriali sul web, ossia repubblica.it e corriere.it. Rispetto al passato, infatti, attualmente risulta tariffato il traffico sulle pagine web dei due siti, qualora si navighi da una piattaforma mobile. Credo che il cambiamento valga anche per altri terminali oltre all’iphone. Ovviamente condizione necessaria alla tariffazione è anche il navigare usando rete 3g e non una connessione ADSL wifi.
Non ho mai amato le versioni mobile dei due siti suddetti. Se da una parte l’interfaccia dovrebbe essere più comoda, dall’altra i contenuti mi sembrano sempre piuttosto impoveriti. Sull’iphone poi non è affatto detto che un versione mobile sia da preferire date le capacità del dispositivo di rendere la navigazione agevole anche sui layout classici.
Per questo motiv, a conti fatti, ho individuato il link diretto per bypassare il redirect sulla pagina mobile gia da diverso tempo, molto prima dell’inizio della tariffazione.
Quello che mi colpisce della questione della tariffazione è la pretesa di tariffare semplicemente il fatto che il tuo contenuto io lo fruisca in mobilita invece che seduto ad una scrivania. Non si vede per quale motivo, visto che souramente io pagherò il mio bravo abbonamento dati.
Ovviamente questo dovrebbe spingere gli utenti ad usare l’app dedicata ai due portali, per il momento credo che l’unico effetto che tale politica potrà sortire sarà di far saltare la mosca al naso a tutti gli utenti che non sono così scafati da riuscire a bypassare quest’assura tariffazione a parte.
Qualche giorno fa si discuteva su FriendFeed dell’opportunita per un portale come corriere.it di vendersi la propria home page con una skin così invasiva e quanto questo inficiasse l’autorevolezza del quotidiano.
Quello che mi preme, invece, è prendere atto di come i due grandi gruppi editoriali italiani non abbiano ancora trovato nemmeno il barlume di un’idea per un modello di business, o per la qualità dei loro contenuti, cercando così di battere la crisi che si avventa su di loro. In linea teorica, se i mercati fossero uguali per tutti, la sacra falce si sarebbe già abbattuta su imprenditori così incapaci di trovare una strada (come peraltro accade in altre parti del globo) e forse, in fin dei conti, sarebbe stato meglio così, almeno sul lungo periodo.

Ps: questo post è stato scritto ageolmente su un iPhone, senza tanti smadonnamenti e con la tastiera in landscape. Sono sempre più fiducioso delle possibilità di iPad

Meraviglia [Elio E Le Storie Tese, 13 febbraio 2010]

Ebbene, sabato sera sono andato a vedere il concerto di EELST all’Auditorium (parco della musica, gli scarafaggi insomma) di Roma.
Basterebbe questo per chiudere, ma probabilmente va anche detto che era in assoluto la prima volta per me ad un concerto degli Elii.
Ecco, davvero, mi fermerei qui, perché sono praticamente certo di non riuscire a trovare il modo più corretto per raccontare il livello qualitativo di quanto ho ascoltato sabato sera.
Partiamo col dire che non sono propriamente un fan di Elio. Non che non lo apprezzi, anzi, lo apprezzo moltissimo e apprezzo tutti loro moltissimo. Ma non sono una Fava, non sono uno di quelli che conosce tutti i pezzi a memoria, che li segue dal principio, che non ha mancato un disco. Ho, nella mia libreria di iTunes, una certa quantità di brani di Elio, quelli che preferisco tra quelli che conosco. Si tratta di 53 brani, alcuni di questi presi dal cd del cuggino (nello specifico Eat the Phikis, 3 brani), altri comprati su iTunes.
Il punto è che a parte il piacere e il divertimento nell’ascoltare la maggior parte di questi, ho sempre apprezzato in massima parte la qualità compositiva ed esecutiva delle loro canzoni. Ma questa non è in discussione: tutti sanno che gli Elii sono musicisti eccezionali, e non c’è nulla di più scontato nel ripeterlo. Leggi il resto di questo articolo »

Waiting for my iPad

Vabbè, siamo chiari.
A me l’iPad piace. Ma non è semplicemente questo il motivo per cui ne aspetto l’uscita con trepidante attesa. Il motivo è che, se tutto sarà confermato da una prova in App Store anche di una mezzora, è un device che mi permetterà di mantenere la mia stessa produttività con un peso minore della metà degli strumenti che ad oggi mi porto in giro. Leggi il resto di questo articolo »

Il valore invisibile

Iniziamo col dire che tutto ciò che c’era da dire l’ha già detto Sasaki
La massa di CEO-per-una-notte che dall’alto della quantità delle indagini di mercato, ricerche, prototipi, lavoro progettuale, sviluppo, lavoro preparatorio, ha le idee superchiare su quello che doveva fare l’iPad, come lo doveva fare e sulle funzioni superessenziali mancanti, francamente non mi interessa (se non per farmi girare le palle un po’ così a piacere quando non ho nulla da fare).
Mi concentrerei un momento, invece, su un tema che ho sentito in giro anche da persone, direi quasi colleghi, che si occupano di marketing, di prodotti nell’ambito digitale, e che, forse cercando di mostrarsi particolarmente smart e “io no, stavolta non ci casco”, purtroppo si dimostrano non più attenti nelle loro piatte e inutili analisi di un commentatore da bar o di repubblica.it.
Parlo di coloro i quali da ieri sera alle 19.05 (ossia ancora prima dell’annuncio dell’iPad) dichiarano: “se accappì avesse fatto questo stesso prodotto diremmo che fa pena”, e che con questa frase dimostrano o di non essere granché come insegnanti dei vari master a cui partecipano, o per lo meno, ora che Apple è definitivamente un fenomeno di massa, di non voler parlare pubblicamente del vero valore che oggi ha un prodotto come iPad, il valore invisibile. Leggi il resto di questo articolo »

Mezzi flop, inutili hype.

A cinque giorni dall’evento Apple del 27 gennaio in rete “impazzano” (erano mesi che cercavo il modo di scrivere ’sto verbo, finalmente è arrivato e posso riprendere a postare) le previsioni, i rumor rispetto al possibile annuncio del Tablet Apple, sul quale c’è evidentemente stata la più grossa fuga di notizie che Apple ricordi da quando è nata, o giù di lì.
È assolutamente, infatti, nei binari della tradizione Apple il mantenere la massima riservatezza rispetto ai piani e alle uscite future, per poi stupire il pubblico con i propri prodotti. Jobs stesso ha espresso chiaramente durante un recente keynote il fastidio per una fuga di notizie dovuta all’uscita di un accessorio (mi pare per un iPod nano) prima dell’uscita del prodotto stesso. Non so se quella azienda possa esporre ancora il marchio ufficiale “made for iPod” sui suoi prodotti. Leggi il resto di questo articolo »