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Ardui confronti

È uno di quei film che alla fine dei conti è un po’ sfortunato. È tratto da un libro molto bello, e nonostante questo non è deludente. Meno amaro, più americano e meno inglese, troppo meno inglese, con delle sensibili variazioni della colonna sonora (nel film si perde lo spettacolare brano di Solomon Burke linkato sotto, e tutto quello che significa quel brano nel libro), molto più mieloso. Però è carino, una commedia romantica a cui si rimane affezionati, anche e forse soprattutto perché ci ricorda il libro. Ho amato molto Alta Fedeltà (il libro), e il film è stata una piacevole visione quando mi è capitata. Ha delle scene ottime, e poi Jack Black. Stamattina mi sono svegliato con questa scena in mente.

No, non c’avevo mai pensato

Poi mi sento ingenuo, quando leggo queste cose. Ma proprio ingenuo, uno che non sa come va il mondo. No è che sinceramente non ci avevo davvero mai pensato. Non in questi termini.

Parlavo l’altro giorno non-mi-ricordo-con-chi, del mio viaggio di due anni fa in Malawi e si diceva che si, insomma se dovesse succedere qualcosa con la polizia tuttalpiù metti mano al portafoglio e risolvi la questione, è difficile che vai a scontare i decenni di galera che dovresti secondo leggi un po’ assurde.

Ecco, non è certo un bene, questo, quando giudichi una Nazione, avere quest’idea.

Non ci ho mica mai pensato che potesse succedere la stessa cosa in Italia, eppure le magagnacce schifose di questo Paese ce le ho ben presente, di sicuro non sono nella media del torpore generale. Però non ci avevo mai pensato. Per cui oggi mi sento ancora di più un abitante di un Paese del terzo mondo. Forse è anche un bene che uno non se l’aspetti, perché in questo modo ne percepisce di più il peso effettivo, più di quando alle cose poi ti abitui, te le aspetti, e non le senti più.

Eppure li conosco bene i traffici degli immigrati, so di cosa si parla.

Boh non so, però non c’avevo mai pensato. Non in questi termini.

scemo io

Io lo so a perfezione che scrivere anche solo dieci righe per lamentarmi della mia fila alla posta di stamattina è insopportabile, e scontato. La cosa più ovvia che può venire in mente dopo mezzora all’ufficio postale.

Per cui cercherò di scriverne meno: entro e mi metto in fila, aspetto mezzora. Dopo una mezzora entra un tizio (che era stato chiamato al cellulare da quello che era davanti a me) che ammolla al suo amico in fila da tempo (ormai quasi arrivato allo sportello) un pacco di roba da fare, oltre alle cose che già aveva il suddetto tizio. Dopodiché, l’amico appena sopraggiunto, si mette a parlare con l’impiegato delle poste dicendo che ha parcheggiato il trattore, e che ci ha messo ad arrivare, e poi invitandolo a vedere Roma Juve allo stadio in tribuna stampa che me danno l’ingressi, aho, damme nome e cognome – no la data de nascita nun serve.

E intanto io – che assicuro ho avuto una pessima mattinata – lì ad aspettare. E a dirmi “ora glielo dico che porcocazzo la fila la poteva fare anche lui eh”, e già mi sento una suocera rompicoglioni. Poi mi rendo conto che quello davanti a me non era proprio a postissimo. Insomma aveva un lieve ritardo mentale, lieve ma evidente, ed era trattato come un vero demente dal tizio del trattore, che l’ha parcheggiato lì a fargli la fila alla posta. E lui niente, lì che si pensava di fare il favore all’amico, con quell’innocenza tipica solo di quelle persone, quell’ingenuità che porta a fare qualunque cosa per un amico, quasi fosse una grazia, per loro, di avere un amico che sembri non giudicarli, e quindi doverlo ricompensare in ogni modo.

E io lì, a contemplare la miseria umana, che non sapevo che fare, un po’ indignato e un po’ schifato, ma pavido, in silenzio ho aspettato il mio turno.