A-Social Network
Per quale motivo l’universo internettiano sia così ostinatamente attaccato al flame non riesco a capirlo.
Ho avuto modo di bazzicare per anni (che sarà stato, il 1996-7) su Usenet, su svariati gruppi: it.arti.cinema, it.media.video.produzione, poi it.computer.macintosh, e ancora altri. Con un paio di nickname diversi, non nel senso del morphing ma proprio per un cambio di approccio e di interessi (quando scrivevo su IACine avevo altri interessi da quando ho iniziato a scrivere su ICM, cosa che è successa svariato tempo dopo).
Mi sono allontanato da Usenet quindi un paio di volte. La prima perché risultava troppo rissosa per chi avesse almeno qualcosa da fare per riempire le proprie giornate. La seconda per lo stesso identico motivo: se devo dare retta al flame di turno non ce la faccio di sicuro a lavorare. Ultimamente frequento Usenet a sprazzi. Comunque su Usenet stessa ho avuto modo di apprezzare, vivere direttamente, scontri più o meno pesanti. L’ultimo grosso scontro ha rotto svariate amicizie, anche IRL, e mi ha colpito personalmente anche con relative conseguenze professionali, o almeno ci ha provato sebbene non riuscendoci. Ho avuto modo una volta di più di stupirmi della facile rissosità di alcuni personaggi davanti ad un monitor, e alcuni di questi ancora oggi a svariati anni di distanza, dopo aver fondato spazi di proprietà dove possono saggiamente selezionare chi non la pensa esattamente come loro, vomitano insulti verso la mia persona, o almeno quando possibile verso il mio nickname. Ammetto di aver più volte ragionato sulla necessità di avvisare la Procura della Repubblica in merito (soprattutto dopo i tentativi di crearmi problemi professionali), ma non l’ho mai fatto effettivamente, visto che ho ben altri modi per perdere tempo.
Ora, ho sempre pensato che con l’allargamento, con la massificazione del mezzo, l’abbattimento delle barriere d’accesso alla rete, alcuni comportamenti si sarebbero smorzati e difficilmente avrei trovato atteggiamenti simili da parte di chi non reagirebbe mai in un certo modo di persona. Dopo Usenet sono arrivati i blog, poi i social network, il bisogno quasi compulsivo di condivisione. Non l’ho mai trovati tanto differenti dal principio iniziale (io dico, tu commenti, tu dici, io commento), diciamo più che altro un’ evoluzione. Sicuramente una maggiore accessibilità per i meno tecnici, i meno avvezzi. Mi sono però decisamente sbagliato: per nessun motivo il bisogno di flame si è attenuato, quanto invece il flame è ancora oggi uno dei migliori modi per generare entertainment sulla rete, che sia su Usenet (ormai quasi deserta e in parte un po’ poco interessante), su Facebook, su FriendFeed. Mi pare che Twitter – forse per limiti della piattaforma, forse perché alla fine dei conti serve ad altro – si astenga dalle manate facili che ci si scambiano online.
Insomma non è cambiato nulla: anche con la massificazione, anche con chi si è reso conto dell’esistenza della rete solo dopo la nascita di Splinder, Blogger o comecavolosichiamava, e via discorrendo, dopo la nascita di Facebook, FriendFeed e Twitter, l’attitudine è sempre la stessa: viene fin troppo facile lanciar strali picchiettando su una tastiera.
Il fatto è che se anni fa mi lasciavo tirar dentro gioiosamente e anzi affilavo le armi della dialettica (diventiamo tutti sagaci nelle nostre risposte scritte ed elettroniche, poi qualcuno ci fa una prepotenza al semaforo e gli manderemmo volentieri una mail, un twitter, un commento acido eppure così divertente per i nostri followers, però dopo aver avuto il tempo di pensarci che lì per lì non ci viene nulla), era effettivamente divertente e ammetto che con alcune persone questi scambi – a volte anche duri – sono state meravigliose occasioni di confronto (ne ricordo alcuni con questa persona. Uno con cui discutere era una pacchia, difficile, complesso, lungo, anche estenuante, ma una pacchia, si faceva sul serio, si effettivamente in questo caso non erano flame propriamente detti). Ora preferisco lasciarmi intrattenere e stare a guardare, un po’ amaramente però, perché mi chiedo poi effettivamente se tutte queste graaaaandi potenzialità della rete non siano, almeno per alcuni, almeno in massima parte, più o meno le stesse di una costosa valvola di una pentola a pressione.



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