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La forza della gravità.
In realtà tutta questa faccenda dei preservativi in Africa è un po’ più complessa di come la si riduce, a quanto ho capito io.
Partiamo dal principio che le parole del Papa sono quanto di più aberrante si possa dire in merito, che i suoi argomenti si tengono in piedi con lo scotch della fede, per cui neanche mi ci metto a discuterli, io che fede non ho.
Mi interessa invece molto di più la questione relativa alla reazione della comunità internazionale in merito, e soprattutto a come viene affrontato il problema.
Due anni fa ho fatto un viaggio in Malawi per produrre questo film e ho avuto modo di discutere la questione AIDS con figure della nazione all’altezza del problema e con una conoscenza dell’ambiente in cui vivevano sicuramente superiore al Papa ma, temo, anche superiore a numerosi commentatori da prima pagina.
Piccola cartolina riguardo il Malawi. Come dice Wikipedia il Malawi ha un’aspettativa di vita sui 45 anni, e la maggior parte della popolazione adulta è affetta da HIV. Detta con parole nostre è un Paese falcidiato dall’AIDS. Ho avuto modo di visitare diversi villaggi popolati esclusivamente da malati di HIV, poiché questi venivano spesso allontanati dal villaggio originario, e potevano solo riunirsi in comunità per cercare di sopravvivere. Coltivare la loro terra che sarebbe servita solo a loro, mangiare i loro polli, da loro stessi allevati. Nessuno o quasi nessuno scambio col mondo esterno, per le persone che hanno la malattia manifestata. Parliamo di un Paese dove – soprattutto nei villaggi – l’AIDS è vissuta come una fattura fatta da un “mago” o “stregone” (scusate, davvero non ricordo la parola da loro usata) “nemico”, dove lo stregone del tuo villaggio pretende di curarti, e non ci riesce, e i malati non vanno da nessun medico, e intanto la malattia avanza. E lo stregone continua a farsi pagare per curarsi, e sempre non ci riesce, e nessuno va dal medico. E la malattia ti uccide.
I preservativi – a detta delle persone che abbiamo intervistato – non sono la soluzione. Possono esserlo al limite nelle città. Ma le città non sono sempre il punto forte del problema. Il preservativo è una soluzione perfetta per l’occidente, molto meno per il Malawi. Nei villaggi non vi sono contenitori dei rifiuti: non esistono proprio i rifiuti. Questi preservativi usati dove andrebbero messi? Chi si occuperebbe di raccoglierli ed eliminarli, portarli da qualche parte dove non possano essere presi per gioco da bambini ignari (cosa che accade tutti i giorni)? Parliamo di un Paese che vede il sesso come un tabù (e non ci scandalizziamo, basti pensare alla RAI di trent’anni fa o anche al Sanremo 2009 per capire che non è che noi siamo molto lontani), dove non esiste dialogo su certe questioni all’interno della famiglia. La maggior parte dei possibili utenti di un preservativo finirebbe per riutilizzare lo stesso preservativo più volte.
Insomma: il discorso è insidioso. I condom qualcosa stanno facendo, ma fa molto di più la cultura, l’informazione. Agire lì dove la società, per propri limiti culturali temporanei, quelli che si superano grazie alle contaminazioni con altre società, non riesce ad agire. Imporre un elemento esterno come può essere un preservativo non è la soluzione.
La Signora Vera Chirwa, attivista Malawita per i diritti delle donne, donna che ha studiato nel Regno Unito, e poi – tornata in Malawi e iniziata l’attività politica – si è fatta 30 anni di carcere insieme al marito durante la dittatura, dice che la soluzione è l’astinenza, non il preservativo. L’astinenza sessuale, ma non per motivi religiosi o chissà cos’altro. L’astinenza e la fedeltà sono l’unica soluzione, secondo lei, al problema AIDS, l’unico modo per ricominciare a creare una generazione di Malawiti non affetti da HIV, e far scomparire il virus.
Olipa Misomali, volontaria di Action Aid, nata in città (Lilongwe) e poi trasferitasi a Salima per lavorare con Action Aid, dice che i preservativi qualcosa stanno facendo, soprattutto nelle generazioni più giovani, e nelle città. Sembra che il grafico dell’AIDS si stia fermando, che si stia stabilizzando. Già questo sarebbe un risultato. Ma sempre secondo lei più di questo difficilmente i preservativi faranno.
Tutto questo è nel film, mi piacerebbe metterlo online se non avessi il limite SIAE.
Insomma, andiamoci piano, il problema va visto da vicino: da lontano le soluzioni ci sembrano di una semplicità disarmante, poi quei posti li vedi da vicino e ti rendi conto che così non è.
Il Malawi non ha più un esercito per via dell’AIDS, nel senso che non ci sono abbastanza soldati sani: il problema lo vivono tutti i giorni vedendo cadere i loro vicini di casa, i loro cari, nella morsa della malattia. Io non ho la soluzione, e non so se altre soluzioni proposte possono aiutare, quello che so è che le parole del Papa sono gravi perché agiscono proprio a livello culturale, lì dove questi paesi vivono un blocco effettivo e non facilmente superabile. Per questo sono da condannare, al di là dello strumento. Lo strumento è un’altra cosa, ma è importante far continuare a lavorare chi sta facendo già un ottimo lavoro in quelle terre, magari parlando con chi quel dramma lo vive, tutti i giorni.


